domenica 25 settembre 2016

certe volte capita...

Mi sono imbucata a un compleanno.
Eh, sì. L'ho fatto davvero.

Una festicciola di compleanno di un bimbo, con tanti amichetti, tanti genitori, tanti colori, tanti urletti, tanti giochi e tanta allegria, come tutti i compleanni dovrebbero essere.
Pizzette, panini, dolcetti e una torta buonissima. Peché sì, ovviamente ho anche assaggiato la torta: di quelle belle e cremose, colorata, con le Tartarughe Ninja a fare da protagoniste indiscusse.

Una festa meravigliosa, colorata e gioiosa.
E la foto di gruppo a ritrarre tutti i bimbi sorridenti, disposti in riga, alcuni belli dritti, altri un po' distratti, altri girati a parlare e ridere e farsi dispettucci, come ogni foto di compleanno che si rispetti.
E dietro ai bimbi, in una riga molto più ordinata e disciplinata, loro.
I Vigili del Fuoco.
Quelli che stavano lavorando proprio dietro l'angolo.
Quelli che stavano mettendo in sicurezza un cornicione (pare) pericolante.
Nel cuore di un paese meraviglioso, ma segnato.
Segnato dal terremoto.
E ho stretto tante mani, ho scambiato chiacchiere con alcuni genitori, ho ascoltato di preoccupazioni, di soluzioni alternative, di solidarietà genuina, di semplicità nel cuore. 

Una festicciola che porterò sempre con me, indelebile.

Ero lì per caso, in compagnia di una delle famiglie invitate alla festa.
Ero al paese a portare il secondo round di #cose raccolte qui in Friuli tra i conoscenti, destinate ad alcune famiglie ancora in attesa di coperte e giubbotti pesanti per affrontare l'inverno.

Ho trascorso in quel paesino un paio di giorni splendidi, tra sorrisi, chiacchiere, confidenze di un'amicizia che cresce nel tempo e rivela le persone per come sono davvero: forti e fragili, comunque indistruttibili.
Ho visto le piaghe di una cittadina stupenda, San Ginesio, segnata dal sisma del 24 agosto nel suo cuore. Un paesino che sto imparando a conoscere, nei suoi vicoli, nelle strade chiuse, nei puntelli per sostenere mura che minacciano di crollare da un momento all'altro, nei sigilli davanti a costruzioni apparentemente normali, ma con gli interni troppo compromessi. (qui un link per curiosare alcune immagini meravigliose)

Ho adorato da subito quelle strade e quei colori, quella vita così normale, quell'aria pulita, quella Vita più forte della Natura stessa.

Mi sono lasciata guidare da Google Maps per ritrovare la via di casa, oggi.
Diceva che stavo percorrendo la "via più veloce" e mi sono fidata.
Ci sono talmente tante stradine e straducce che si intrecciano tra i molti paesi e i moltissimi casolari, che penso di non aver seguito due volte lo stesso percorso, fino ad ora.
Ho lasciato che mi mostrasse panorami mozzafiato, terreni in piena lavorazione, persone laboriose, gente che non si lascia fermare da un terremoto, famiglie che da quei posti un po' sperduti non si sposta perché lì c'è tutta la loro vita: il lavoro dei campi, il bestiame, le attività, piccole e grandi, che custodiscono con una dedizione e un impegno indescrivibili.
Qua e là abitazioni e capannoni sigillati, troppo pericolanti per essere utilizzati.
Qua e là tendone blu, quelle della Protezione Civile.
Eppure...

La Vita non si ferma.

La Vita va avanti con tutte le sue ricchezze e la migliore normalità che queste persone riescono a mettere in campo.


Certe volte capita che parti per portare un aiuto (piccolo piccolo) e una coccola (piccola, ma grande dentro). 
E capita che poi ritorni a casa con qualcosa di molto più grande e potente. 
Qualcosa che hai imparato, che custodirai e che lascia un segno in quello che farai, d'ora in poi.
Certe volte capita.

A volte basta fare un piccolo passo.
E capita.


lunedì 19 settembre 2016

più positività (molta di più)!

Finalmente sono di nuovo in pista!

Dopo l'estrazione del mio amato dentino (un sovrannumerario, accostato all'interno dell'arcata superiore) che ha scoperto il vaso di Pandora e ora mi ritrovo progetti di interventi che avrei volentieri evitato, sono stata ferma (quasi immobile) per alcuni giorni. 
Davvero eh.

Ho pensato di impazzire.

Poi ho messo nero su bianco tutto quello che avrei potuto fare senza sentire pulsare il palato... e ho rigenerato casa! Con calma, ho preparato i famosi sacchi neri e ho iniziato a riorganizzare un po' tutto, iniziando dalla cucina fin su nelle camere (ora è il turno della veranda-lavanderia).
Ho ripreso la mia routine di autoproduzione (yogurt, pane, torte per le merende a scuola, pizze...) nonostante la temperatura sia calata solo negli ultimissimi giorni.
Mai stata meglio, direi!

E oggi ho ripreso ad allenarmi, cambiando nuovamente programma, giusto per regalarmi una bella sferzata di grinta: sempre nel gruppo Workout Group, sempre con i fit-amici a sostenermi.
Questa è una gran cosa per me, ormai lo sapete: io senza questa valvola di sfogo non ci so stare!
Mezz'oretta intensa e via, doccia e la giornata può iniziare ^_^

Anche perché, pur non essendo al lavoro in questo periodo (ferie forzate, mica mi lamento!!) i fattori all'origine di tensione, di discussioni infinite, di ansia a vagonate non mancano affatto: due #adolescenzeincorso provvedono a mantenere alta l'asticella.

Progetti tutti miei: tornare dalla mia irrefrenabile Aline (che se ancora non conoscete, filate a leggere ma proprio subito-di-corsa, che le persone vere e dirette come lei davvero sono una rarità!), (quindi, amica mia, al più presto dobbiamo scambiarci le informazioni necessarie!).
E poi trascorrere una giornata con la mia troppolontana Giulia e ancora organizzare un paio di cene/serate con quei pochi amici che ho qui in zona a portata di... forchetta!

Insomma.
Tante tante emozioni.
Ecco.
Da qui voglio iniziare questo autunno (se mai vorrà decidersi a cominciare davvero!).
Torno a rintanarmi nel mio piccolomondo, ri-indosso l'occhiale a specchio, aggiro le #cosedicircostanza e mi vivo al 200% solo quelle relazioni che sento mi arricchiscono davvero.

Senza pensieri, senza obblighi. Solo più leggerezza e più (molta di più) positività!

Quale volete che sia il vostro punto di partenza, in questo autunno?
Avete messo a fuoco cosa desiderate davvero?


domenica 11 settembre 2016

liberaaaahhhhh

Ooooooohyeeeeeesssssss!

Che abbia inizio una settimana di recupero ore (ossia: sto a casa dal lavoro).

Allelujahhhhhh.

Oggi, dopo un sabato in turno infinito tra discussioni, commissioni, riorganizzazioni e via dicendo, me la sto godendo proprio.

Sveglia rallentata (non tardi, alle 8 ero in piedi, ma in modalità molto zen diciamo), mattinata in ascolto dei soli miei desideri coccolosi, ho accuratamente evitato di farmi coinvolgere dalle tresche fratricide in evoluzione, da questioni esistenziali e dalle buone ma impegnative intenzioni tipo "organizziamo i pasti e le merende della settimana".

Nulla di tutto ciò.

Giusto una discreta manicure in bianco (che saremo pure quasi a metà settembre, ma qui i 30 gradi centigradi e la relativa afa densissima fanno la gioia delle zanzare, che quest'anno moriranno obese anzichè di vecchiaia, ho idea) che fa estatissima, nonchè un giro extra di epilatore (agli shorts in casa diciamo sì, cosciotte forevahhhh!) e una riordinata-ripulita alla cucina che versava in condizioni pietose (riscaldare piatti pronti della serie evviva-la-mamma-lavora-e-qui-schifezziamo-la-qualunque è un'attività parecchio lurida, a quanto pare).
E poi un pranzo spensierato a base di trofiette regalateci da un'amica speciale che è stata in Puglia.
E poi un tuffo nei social, una telefonata, un giro a ri-settare la lavanderia e a lavatriciare un giro di lenzuola.

Un altro giro di social per leggere di amiche vicine-e-lontane.

E poi nanerottolo esce a giocare in giardino con le amichette di scuola, mediolo che smanetta sulla macchina "nuova" con papolo, la grande che finalmente si da alla pazza ansia pre-terzo-anno-di-liceo.

E io libera. Liberaaahhhhh.

Ora posso anche pensare alla cena e poi mi godrò i risultati del gran daffare della settimana passata (vedi: non ho da stirare!!!) e poi potrò rituffarmi tra le pagine di un libro iniziato prima di ferragosto. La gioia pura, insomma (...solo dopo aver costretto tutta la figliolanza a un giro di docce, ovviamente. che la forza sia con me!).

Tutto ciò servirà anche per carburare, vista la settimana entrante che prevede (oltre a tanta #casitudine e la ripresa degli allenamenti quotidiani): l'estrazione di un dente per me (un amico-sovrannumerario che mi accompagna da una vita... praticamente un lutto), una visita oculistica per Chicca, un controllo al trattamento ortodontico in corso per il mediolo, il primo pomeriggio a scuola (con annessa mensa) per il piccolo, il ritiro dei testi in comodato del mediolo, un incontro in vista della celebrazione della Cresima della grande, un giro in posta per cercare di sbloccare una situazione rognosissima e misteriosa che ci blocca la richiesta dell'isee e di conseguenza tutti i bonus cui avremmo diritto.

Una solita settimana tranquilla.

giovedì 8 settembre 2016

questa me la scrivo

Ore 2,00. Finalmente posso svenire nel mio letto, o meglio nella parte di letto che nanerottolo mi concede, visto l'improvviso mal-di-pancia-potrei-anche-vomitare-forse-ma-io-ti-avverto (dicesi ansia da rientro a scuola), dopo aver praticamente fatto #cambiooo sulla soglia di casa, battendo il cinque a papolo che usciva per il turno di notte 

Ore 6.00. Dopo 4 ore scarse di sonno suona la sveglia: è ora di alzarsi per una giornata parecchio impegnativa... oggi qui da noi inizia l'anno scolastico. Solo per elementari e medie, però.

Ore 6.08. Alzati a mo' di zombie, scendi silenziosamente le scale, attraversa la sala di soppiatto per non svegliare tre #adolescenzeincorso che dormono sonoramente in soggiorno (la nostra quindicenne più due amiche, nella notte più incasinata dell'universo, hanno fatto un bel pigiamaparty, ovviamente), chiudi le porte scorrevoli della cucina e inizia a copertinare gli ultimi libri arrivati ieri, che servono ovviamente proprio oggi a scuola. Fingi di essere sveglia e copertina, su su su!

Ore 7.00. Sveglia silenziosamente (mmmm.... esiste sveglia silenziosamente?) i masculi di casa. Colazionali, lavali, vestili, zainali. Caricali in auto. Consegnali alle rispettive scuole. Puntualisssssimi. 
Gioisci per i primi minuti di silenzio da tre mesi a questa parte. Godine profondamente.

Ore 8.30. Rientra in casa in punta di piedi, rintanati in cucina. Sorseggia il caffè più buonissimerrimo di sempre (effetto scuolainiziata). Tuffati su una colazione di frutta dolcissima. Riordina la stanza e lava il ciarpame abbandonati dalle pigiamapartrici. Blocca la digestione dei settordici chili di frutta nel giro di due-dico-due respiri di aria-di-patatine-fritte-in-sacchetto che inonda l'angolo dove il sacchetto è stato abbandonato aperto.
Piega ennemila paia di calzini che minacciano di trascinarsi nei cassetti da soli.
Rispondi a un paio di mail di lavoro (no, non commentiamo, che ho già il livello dell'#oooohhhhhmmmm oltre la soglia di attenzione).

Ore 9.00. Sali silenziosamente al piano delle camere e goditi la solitudine in bagno: lavati i denti mantenendo il monopolio del lavandino, fai pipì senza la coda ad attendere il proprio turno, spendi ben 5 minuti per assemblare un restauro facciale che pare tu abbia dormito per ben 5 ore... facciamo 5 e mezza, via. Vestiti e arieggia le camere. Fa' i letti.

Ore 9.30. Scendi nuovamente le scale, questa volta meno cautamente (devi uscire di casa perentoriamente alle 10,30 e hai avvertito ieri le #adolescenzeincorso). si sveglieranno? Clarocheno. Alza le persiane, sposta sedie, passa la scopa in cucina... sì, pare che si alzino. Strano, eh?!

Ok. ora la smetto con sta cosa delle ore che perdo il conto.
So solo che: papolo ha telefonato per sapere se potessi dargli uno strappo dal concessionario (che dopo SOLO un mese di attesa ci consegna oggi un'auto di seconda mano che sostituisce il catorcio che non stava più insieme manco con lo schotch); alle 10.35 ho scaricato le #adolescenzeincorso al giro in bus, visto il ritardo; alle 10,37 ho scaricato pure papolo che pretendeva di essere accompagnato dall'altra-parte-della-città-e-ritorno in 20 minuti. Machescherziamo?!

Telefonata lampo ai miei vecchietti per saluti e buongiorno sonnoloso.

Puntualissima sono passata a recuperare a casa un'amica dei tempi delle elementari, una forza della natura in carne e ossa e cuore. Un'ora e mezza di emozioni forti. Machenesoio che ti fa lei... ha una forza interiore potentissima. Contagiosa.

Riportata Ety a casa, riparto per rincasare.
Chiama papolo: ci accordiamo di trovarci a casa, andare a prendere i masculi a scuola con l'auto "nuova", andare a recuperare l'auto di sua mamma, parcheggiata fuori dal concessionario, rincasare per il pranzo.
Si va.

Mentre attendo che arrivi anche lui a casa (alla faccia delle donne ritardatarie...) attraverso facebook scopro che il matrimonio di un'amica (FitAmicaTrimammaCoetanea, mica bagigi) si svolgerà alle 16,30, mentre io pensavo si fosse sposata al mattino. 
Io abito qui. Lei abita là. Due orette. mumble mumble.

Papolo rincasa. "Sai che sono un po' scemotta... Eli si sposa alle 16,30... io ci andrei... eh?! che dici?" "Che sì, sei scemotta. Vai, eh!".

Recuperiamo i figli, recuperiamo l'auto della suocera, ci sistemiamo alla bell'e meglio e io e i magici ometti miei siamo in autostrada. Dopo pieno carburante e pranzo volante, ovviamente.
Due ore.
Japossofa'.
Rallentamenti per incidente.
Arrivo previsto per le 16,37.
Uff.

Arriviamo alle 16,38.
Togli le scarpe da ginnastica.
Calza i tacchi.
Guardati allo specchio: il capello selvaggio ce l'ho di serie, il trucco residuo svela che le ore di sonno sono meno di cinque... poco ma sicuro.
Pace.

Andiamo a fremere.

Scendo. Barcollo.
E la vedo.
Li vedo.
Sciao.
Lacrime.

E mi vede e non mi aspettava.
Sciao due.
Lacrime due.

Cerimonia.
Famiglia strepitosa.
Rito civile, ma con un tono familiare e caldo come pochi.
Taaaaaaanti bimbi.
Un momento magico.

Fine rito.

Mo' me la sbaciucchio per bene, sta sposa.
E pure lo sposo, valà.

Selfie-con-la-sposa mette in evidenza il suo splendidume, il confronto con questo straccio-di-donna-qua lo evitiamo, tutti d'accordo, vero?

Ripartiamo a razzo.
Sosta in autogrill (quello in zona Padova, che è un ponte sopra l'autostrada "mamma, facciamo un giro anche dall'altro lato, daaaaiiii....." "no, che poi non sono sicura di ricordarmi dove diavolo ho parcheggiato la macchina, abbi pietà, nanerottolo mio"), paninozzo, caffettozzo, millemila litri di acqua. Mail e messaggi dal lavoro. #giornolibero, ma ti sei ubriacato? ti vedo confuso...
Ripartiamo.

Rincasiamo entro le 20,30. Preparo la cena. Cena speedy.
Papolo dorme in attesa della notte.
Chicca è rientrata, riuscita e rientrata (vita da ospite, ne abbiamo?).
Il mediolo si rintana in camera e domani saprò se è riuscito a infilare l'apparecchio ortodontico in bocca prima di collassare.
Nanerottolo, dopo seduta di letture approfondite in bagno e numerosi (e vani) tentativi di #lettonaggio, finalmente tace.

Io scrivo.
Perché una giornata come oggi... se non la scrivo, non ci credo nemmeno io sia possibile.

Sì. Le vorrei tutte così.

Goodnight.

lunedì 5 settembre 2016

#attentiaquelledue , sanno usare whatsapp

Giovedì 1 settembre, due giorni dopo lo scorso post, ero al lavoro. 
Una breve pausa-pipì. Una uotzappata veloce alla mia Aline-preferita per salutarla e abbracciarla virtualmente, lei e la sua famiglia là, tra i monti marchigiani, con le scosse di assestamento a cullare le notti più scure.
Lei "Vorrei tanto stare con te ora".
Cosa vuoi rispondere a una cosa così?
"Tu me lo dici e io vengo da te".
Clarochesì.
Fatta, è deciso: domenica vado giù a San Ginesio (Macerata) e regalo una giornata di svago ai miei amici e ai loro tre bimbi.
E poi adoro guidare.

Aline e il marito sono sempre molto attivi sui social, così ho letto parecchio sulla situazione critica del post terremoto, in quella zona (alcuni articoli di giornali online, come esempio, qui, qui, qui).
Da lì a "ho la macchina grande e vuota" è stato un attimo.
Il mattino seguente ero di nuovo con il cellulare uotzappante.
Le ho chiesto se esistesse una lista di cose realmente necessarie con urgenza.
Il comune dove abita Aline è piccoletto, ma in quella zona i paesini, piccoli e disseminati tra monti e stradine tortuose, sono parecchi. Paesini colpiti dal sisma del 24 agosto e dalle scosse che tutt'ora continuano. Case crollate, case sigillate, paesi rasi al suolo e tende sparse.
Persone, intere famiglie, anziani, bambini, genitori... senza più nulla, qualcuno riesce a recuperare alcune cose, altri no.
Al mattino Aline era al comune del paesino.
In poche uotzappate avevo un'idea abbastanza precisa di ciò che avrei potuto buttare in auto al volo.
Ma avanzava un botto di spazio, in auto (una setteposti, mica bagigi...).
Un paio di uotzappate nei gruppi di genitori dei compagni di classe dei figli... e si sono aperte porte che mai avrei immaginato esistessero.
In trentadue ore (comprensive di una notte e un turno di lavoro) un numero imbarazzante di persone ha suonato al campanello con sacchi e scatoloni tra le mani.
Altrettante persone mi hanno telefonato per chiedere dettagli e sapere se questo o quest'altro fossero necessari.
Un'offerta da parte di una scuola friulana: adottare una scuola colpita dal sisma, nella zona terremotata, impegnarsi a far avere materiale e fondi.
Un'offerta da parte di una coppia di genitori: devolvere le offerte donate dagli invitati al battesimo del proprio figlio a un'associazione, a un ente della zona colpita dal sisma.

Io... avevo solo scritto due cose al cellulare, giuro.

Sabato io e i miei adolescenti abbiamo accolto materiale e diviso sommariamente per età e per tipologia tutto ciò che stava arrivando.
Per tutto il giorno. 
Avete idea di quanto potesse essere? Di più.

Sabato sera ho chiuso a forza il portellone della macchina (sedili abbassati, tolto ogni corpo estraneo e non necessario) sui pacchi incastrati dalla giocatrice professionale di Tetris (che sarei io me medesima). Una notte di sonno rigenerante e prima dell'alba io e quasisedicenne siamo partite. Destinazione: casa di amici.
Domenica alle 10 e mezza ho parcheggiato l'auto a 5 metri dal cancello di casaPo (#Mammanontiarrabbiare insegna), nel cuore di San Ginesio.

L'espressione sul viso di Aline, MisterDu e Federica (rispettivamente: l'amica mia, il marito di lei e un'amica loro) nel vedere quello che è stato donato loro in nemmeno 48 ore dallo scambio uotzappante ricalcava quello che è passato sul mio viso nelle 32 ore di raccolta: incredulità, gratitudine, emozione a mille.
Dopo un pranzodellafesta delizioso in un posto incantevole (offertoci dai nostri amici) e qualche ora di scambi di informazioni sui comuni limitrofi, sulle singole situazioni, sui limiti che saranno mantenuti nella distribuzione dei materiali (i furbi esistono ovunque, su questo non si discute)... sono risalita in auto insieme alla mia quasisedicenne e il viaggio di ritorno è iniziato.
Stanotte eravamo nei nostri letti.

E non è stato un sogno.

Giuro che volevo solo trascorrere qualche ora insieme ai miei amici e spupazzare i loro tre dolcissimi figli.

E comunque... lo rifarò.


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