giovedì 18 maggio 2017

adolescentitudine, non mi lamento: io combatto!

Ieri finalmente è accaduto il miracolo: mi sono seduta al piccì.
Ovviamente dopo due nanosecondi sono stata richiamata all'ordine con un perentorio "ehi-tu-mamma-ho-assolutamente-bisogno-di-te-potrei-morire" e l'oretta pre-lavoro da dedicare al blogghetto s'è svaporata in mezzo lampo.

Ho imposto "cinque-minuti-arrivo-e-ti-salverò-da-morte-certa-sta-tranquilla" e ho buttato giù le riflessioni sull'essere madre di adolescenti sulla pagina facebook (più veloce da compilare, sono onesta).
Ovviamente non potevo non riportare qui, a onor di cronaca, come si vive questo periodo in casa firmatocarla.

Quindi... mettiti comodo.

E' difficile essere madre di adolescenti.
E' difficile essere madre in generale (e vivere serenamente e senza sensi di colpa sparsi), a dire il vero.
Ma diciamo che, se si è fortunati, si può sopravvivere fino al raggiungimento della soglia adolescenziale in un equilibrio quotidianamente conquistato. Dove il ruolo di genitore è chiaro e tutto sommato riconosciuto. Oh, non è facile, ma è fattibile.
Poi però arriva la bestia-nera-e-subdola della preadolescenza, che pian piano ti fa dire "eh, si sa che quando arrivano a questa età..." e inizi a sperare che passi presto.
Ti informi in giro, comperi libri, navighi nei siti dedicati, partecipi a conferenze, leggi tutto il leggibile su adolescenza-e-come-sopravviverle.
Inizi a pensare di praticare yoga, non si sa mai.
Ricordi con una vena di romanticismo la tua propria adolescenza e mormori più volte tra te e te "povera mamma, povero papà... certo che hanno avuto molta pazienza con me!".
Ma non hai ancora visto niente.
Arrivano i dodici anni e vorresti abdicare.
Ed è solo l'inizio. E tu lo sai.
E poi ti dici e ti dicono "eeeeeh, ma daaaaaiiiii! sono bravi ragazziiiii! non rubano, non si drogano, non hanno idee strane in testa... sono proprio bravi ragazziiii! non lamentarti."
E chi si lamenta?
Sono impegnata a:
- aggirare montagne di panni e superare cumuli di qualunquecosa in giro per le loro camere,
- cercare l'origine di quel tanfo insopportabile (solitamente localizzato sotto il letto in forma di svariate paia di calzini usati),
- cercare le mie maglie preferite tra i grovigli di felpe ammassate nei loro cassetti,
- ricomporre cipria-mascara-e-trucchi-vari per poterli utilizzare anche se accidentalmente caduti e andati in settecentoventidue pezzi sotto al mobile del bagno,
- raccogliere le matasse di capelli luuuuunghi e lanosi dai tappeti (del bagno, delle camere, delle auto...),
- raccattare pettini, spazzole ed elastici da chissàdddove e chissàquando,
- studiare dei menù che incontrino i gusti di tutti (che se prima te la lisciavi con "o mangi questa minestra o salti dalla finestra", adesso ti tocca vedere i sorci verdi blu, fuxia e pure a pois per riuscire a fare mangiare un'insalatina in tempi umani),
- interpretare mugugni e cenni vaghi e distratti del capo per capire l'aria che tira,
- resistere alle sferzate delle tempeste ormonali che sviluppano grida e strepiti di protesta contro chiunque, per la qualunque,
- leggere tra i musi lunghi improvvisi per indovinare il momento (unico e irripetibile) esatto in cui indagare su "cosa è successo?",
- leggere i riflessi sulle lenti degli occhiali le conversazioni via sms o whatsapp che rapiscono e regolano minuto a minuto l'umore generale (e generalmente instabile) della prole,
- imparare a memoria ogni nuovo nome di nuovo/a compagno/a, amico/a conosciuto a scuola/alternanza/uscita di gruppo/attività varie e collocarlo subito nell'ambito a cui appartiene per cogliere il senso di certi fiumi di parole (rari, ma quando si aprono i rubinetti... se non comprendi il contesto, cara mia, sei fregata) o di certe esclamazioni rivolte allo smartphone durante un'amabile conversazione in tavola.
- incastrare gli impegni di lavoro con il servizio taxi verso mete particolarmente lontane e non raggiungibili con i mezzi pubblici, possibilmente in orari proibitivi e accidentalmente sincronizzati purtroppo in posti differenti alla stessa ora,
- dispensare abbracci e scappellotti al coppino come caramelle, ma al momento giusto e (soprattutto) al coppino giusto,
- scegliere le parole adatte (se mai esistessero) per aiutare adolescente nella scelta di un misero paio di pantaloni "che non ho niente da mettermi" onde evitare oooooore al centro commerciale,
- fare attenzione alle parole da-non-pronunciare-mai davanti ai/lle suoi/e amici/che o in riferimento ai/lle suddetti/e anche in loro assenza (perché sappilo: "tu non capisci". mai. niente.),
- ascoltare, rielaborare, riformulare e adattare i concetti espressi dai di loro docenti (che sì, spesso vorresti abbracciarli e dire "come la capisco") per rendere i messaggi accettabili, comprensibili e non devastabili alle di loro orecchie, nonchè utili al globale miglioramento del rendimento scolastico e alla relazione studente-insegnante (evitando accuratamente certe parole che arrivano dallo stomaco, tipo "ma ti vuoi mettere a studiare sul serio??!!),
- trovare molte molte molte strategie per tenere occupate le mani (e salvaguardare il loro collo, così tanto ingenuamente esposto) durante gli sproloqui sull'inutilità dell'ordine e della disciplina (what's disciplina?) in una famiglia numerosa,
-abbattere in ogni modo e con ogni mezzo la (troppissimo) frequente frase "ma fanno tutti così",
- varie ed eventuali.
Sì, sono fortunata.
A essere ancora sana di mente.
e non mi lamento.
Io combatto 😅

E ok.
Non pratico regolarmente yoga, solo ogni tanto.
in compenso mi alleno tutti i santi giorni.Che questa aura di santità mammitudinaria tocca pur guadagnarsela ^_^


martedì 25 aprile 2017

essere madre di adolescenti in un pomeriggio di festa...

Un pomeriggio in una giornata di festa, di vacanza...

Ci si pensa qualche giorno prima, si fa propaganda tra compiti, studio e cuffie piazzate sulle orecchie. 
Si propone. 
Si cercano eventi, si leggono giornali, si naviga facendosi guidare dalle parole chiave in comune tra due adolescenti e un ottenne, si decide e si cambia programma una decina di volte. 
Poi arrivano i gruppi di appartenenza dei due adolescenti e i conseguenti programmi dell'ultimo momento, i messaggi del giorno prima e del giorno stesso, i cambi di orario (in anticipo e in ritardo), le variazioni del meteo, le folate di pazzia adolescenziale di gruppo, le perle di saggezza degli stessi adolescenti (che in gruppo producono cambiamenti di idee al ritmo inumano di tre al minuto).

Alla fine il giorno e il momento X arrivano (allelujah).

Lei è già uscita perché l'incontro del suo gruppetto è stato anticipato per non lasciare abbandonati a se stessi gli adolescenti che arrivano da fuori città con i rari mezzi dei giorni festivi. Anticipato di un'ora a distanza di un'ora e mezza dall'orario concordato, ovviamente.
Quindi si va, con lui-adolescente in fibrillazione e ansia palpabile per il permesso di potersi muovere in libertà tutto il pomeriggio per la città.
Nano in modalità chiacchiera già dal risveglio, come sempre.

Arrivi, parcheggi e lui, l'adolescente masculo fresco di sbarbatura, schizza alla ricerca del gruppetto. Ciao. 
A dopo. 
Maddeché.

Si va, ci si tuffa tra i costplay (vedi: ragazzi in costume che riproduce un personaggio a scelta tra i manga, cartoni animati, film... generalmente meravigliosamente autoprodotto) e tra le bancarelle che propongono prodotti giapponesi tra ciotole, tessuti in seta, statuine, monili, noodles, snack, dolcetti e biscottini della fortuna.
Si assiste alla rimozione dalla piazza principale di un ragazzotto sotto l'effetto di eccessive dosi di sostanze discutibili.
Si fotografano i costplay che sfilano, perdendo l'uso delle mani nell'intento di tenere più in alto possibile il cellulare modalità fotocamera (che altrimenti, vista la condizione di diversamente-alta, noi non si vedrebbe un accidenti di niente).
Si ferma un Flash (gentilissimo) a caso per immortalare l'ottenne in compagnia di uno dei suoi miti.

Incontri lui-adolescente che ti sorride con quell'angolo della bocca che mima un ci-vediamo-dopo in fretta e furia... e si dilegua.

Non incontri lei-adolescente. 
Chissà quali e quante modifiche ha già subìto il programma del suo pomeriggio.

Piove.

Non piove.

Ripiove.

Ombrello.

Chiudi ombrello.

Riombrello.

Perdiombrello.

E ti ricordi di avere intravvisto il di-lei-adolescente ombrello in auto.
Eccallà.

Gelato gusto oreo, dal peso specifico sicuramente superiore ai limiti di legge e dalla densità dello stucco.
Buono, per carità.
Ma che cavolo di gusto ti sei sognata di prendere?

Intravvedi una lei-adolescente con familiari sfumature di blu-verdognolo-stinto tra i capelli... sì sì... vicina a quel tipo... no... a quella tipa... no no, è un tipo... con orecchini in ogni dove... e pure un pochino instabile sulle gambe...
Ah no.
Non è la tua lei-adolescente.
E' la lei-adolescente di un'altra maTre, sicuramente in lieve tachicardia.
Respiri di nuovo.

Messaggio a lui-adolescente per concordare l'appuntamento per il rientro.
Risponde immediatamente (e ti pare di vederlo, con il telefono in tasca, ma ben saldo tra le dita, per essere sicuro di non perdere le vibrazioni  che la-suoneria-accesa-fa-sfigatissimo, ma se-non-sei-rintracciabile-non-esci-più-di-casa).

Messaggio a lei-adolescente per il medesimo appuntamento.
Non risponde.
Non visualizza.
Poi visualizza.
E non risponde.
Poi risponde.
E hanno modificato il programma: cenano tutti insieme.
Poi risponde di nuovo.
Scherzone, verrà a casa in bus.
Ri-ri-risponde: tranquilli, ci stiamo tutti a casa di un amico e ceniamo tutti lì.
Ci sentiamo più tardi.
Tranquilli-a-chi.
Ok, respiro. Quel tipo lì l'ho visto, sembra a posto.
Poi un vocale e... sì sì, senti in sottofondo la voce della madre di quell'amico.
Ok.
Ci sentiamo più tardi.

Si rientra a casa a rate.

Si cena con mega pizzamaxi, dopo tanto tempo.
E si chiude con dei terribili dolcini ripieni alle patate dolci selezionati con cura da ottenne tra cocco, arachidi, menta e macha. Ha scelto proprio patate dolci.
Ovviamente li mangi solo tu, cercando in quel ripieno pastoso qualcosa dell'atmosfera orientale disegnata sul pacchetto variopinto.
E no.
Sanno proprio di patate dolci.
Niente magia orientale.

Si stira, con questo gusto pastoso e dolciastro in gola.
In attesa della chiamata della lei-adolescente che avrà perso il bus.

Scommettiamo?


Certe giornate ti resteranno sempre nel cuore.
E anche questa, con il suo ripieno di patate dolci, resterà lì, impigliata tra un sorriso e una risata di pancia.


sabato 25 marzo 2017

un nuovo concetto di Amicizia (e una luuuunga pagina di diario, mettiti comodo...)

Quando cambi prospettiva, alcune cose rovesciano il loro significato.
Ti resta poco tra le mani, ma quel che rimane vale più di oro e diamanti.


Ho amiche super.
Sono Amiche speciali, per me.
O solo Amiche, ecco.
Forse il fatto di non avere amici da parecchi anni mi sta facendo apprezzare queste persone nel modo giusto.
Sono dei Doni.
Sono una seconda Famiglia.

...così scrivevo.
Questo è.

Nulla più, nulla meno.
Non c'è segreto.

Tempo fa riflettevo sul fatto che (come canta la Amoroso) "è che sono un disastro nei rapporti sociali".
E alcune personcine amichemie non erano d'accordo.

Invece è così.
Perché vivere una Vita intensa porta con sè la costante mancanza di tempo e non sempre i "ritagli", oppure quelle giornate che regalano inaspettato tempo libero all'improvviso, bastano per coltivare dei rapporti con le persone attorno a noi (al di là della famiglia, si intende!).

Per me è così da tempo.

Hai voglia di iniziare dall'inizio?
Mettiti comodo!!

La tabula rasa intorno a me ha avuto inizio con l'avvento della mia prima panciona: avevo 23 anni e la maggior parte dei miei amici aveva ancora in piedi il percorso universitario, magari in città lontane. 
La famiglia... preferisco non parlarne. Quel senso di vergogna (per quella stessa panciona: una Vita che cresce può essere fonte di vergogna?) che mi è stato fatto vivere (ero piccola e impreparata, fragile come una ragazzina può essere a quell'età in cui ti stai costruendo mattone dopo mattone e non ho saputo reagire)... ecco, lì è stata l'origine della mia fuga dal mondo.
Un paio di amici li avevo ancora vicini, ma con la nascita della mia Cucciola anche loro si sono vaporizzati perché "non esci mai", "non esisti solo tu", "ti sei pur vista con loro, perché con noi no?", "e che noia! non c'è mica solo la bambina!"... In effetti avevo appena messo le fondamenta della mia attuale famiglia, come potevo non partecipare alle numerose feste di laurea dei miei cosiddetti-amici?
La mia segregazione è quindi stata il naturale passo per dedicarmi a ciò che dava Luce ai nostri giorni senza chiedere nulla in cambio se non sconfinato Amore.

Da lì... Solitudine.
Io, mio marito (con le giornate al lavoro, le notti al lavoro... e tutto quello che fa parte della quotidianità di una giovane famiglia che parte da uno stipendio e può contare solo sulle proprie forze) e la nostra piccolina. 
E poi il secondo pancione è arrivato presto, desiderato quasi come una Luce nel vuoto, come aria fresca da Respirare al 100%.

Negli anni seguenti tutto è stato un po' confuso, riapparizioni a mo' di meteora e nuove conoscenze (quando hai figli che iniziano il percorso scolastico è inevitabile incontrare spesso le stesse persone e finisce che nuovi rapporti nascano naturalmente, anche se poi terminano con l'anno scolastico). Senti il bisogno di scambi tra mamme, ti attacchi ai gruppetti come fossero il tuo ossigeno... per poi restare annegata in completa solitudine.
Naturalmente nel tempo questa Vita ha lasciato un sacco di cicatrici non visibili a occhio nudo, in profondità. 
Riprendere il lavoro è stata una manna dal Cielo. Riprendere QuelLavoro in particolare (lavoro nell'ambito delle tossicodipendenze) è stata la mia fortuna e la mia forza: le prove quotidiane, le sfide, i confronti, il Vivere appieno ogni minuto della Vita di qualcun altro nelle sue Gioie ma soprattutto nelle sue immense Sofferenze, la continua lotta tra Essere e Superficialità, tra Cose e Anima... tutto questo mi ha regalato molto di ciò che sono oggi, obbligandomi a scoprire quello che mai avrei immaginato di poter fare. Ho scoperto in questo periodo persone così Grandi dentro da far impallidire qualsiasi Maestro di Vita.

Altro elemento di gran rilievo è stato questo blogghino scalcinato.
Periodi di gran produzione scrittifera, periodi di fatica, periodi di rari post pubblicati e gran film nella testa.
Questo è stato, involontariamente, la chiave di volta, il punto di svolta, ciò che ha fatto la differenza.
Inizialmente scrivevo post brevi, di episodi simpatici, di figli e brevi riflessioni.
Piano piano i fiumi di parole, di esperimenti, di ricette... qualsiasi cosa mi venisse in mente era riportato qui, perché era Me.
A un certo punto un interruttore ha fatto click.
Qualcuno mi leggeva spesso, commentava, interagivo con persone (mamme, ma non solo...), nascevano nuovi rapporti, ovviamente online.
Da lì facebook, principalmente per poter dare a questo blog una pagina di facile accesso.
E quello è stato il passo che ha cambiato tutte le carte in tavola.

Online ho avuto gli scambi più profondi e importanti degli ultimi 17 anni.
Online ho scritto e letto parole di conforto e di vicinanza emotiva a ogni ora del giorno e della notte.
Online ho conosciuto le mie Migliori Amiche.
Online ho ricominciato a vivere quei rapporti umani di cui avevo imparato a fare a meno.
Online posso scegliere.
Online non ci sono obblighi.
Online non esiste il tempo.

Sono rinata, ancora.
Ho capito di poter valere qualcosa per persone che non fossero i miei figli o mio marito.
Ho scoperto che esistono persone che non ti pesano in base a ciò che vedono, perché certe parole scritte valgono più di mille abbracci impossibile, o di atti concreti tanto finti quanto inutili.
Avere amiche/amici online mi ha permesso di nutrire rapporti sociali importanti nonostante le mie giornate assurde piene fino all'orlo.
A differenza del luogo comune secondo cui: facebook è finzione, la realtà è la Vita unica e Vera, stare con il telefono in mano significa fuggire e perdere tempo, le persone a cui dedicarsi sono lì davanti in carne ed ossa... posso serenamente dire che dipende da cosa si sceglie.
Io scelgo la sincerità e la positività e su facebook condivido i momenti della giornata e i pensieri che direi a un'amica se l'avessi lì davanti.
Ma non ce l'ho.
La differenza sta solo lì.
Essere da sola, ma mai sola.
E' una cosa strana, in effetti.
E' la dimensione perfetta per me.
E' una cosa che ti cambia il metro di misura delle cose.
Che ti porta a ragionare su quello che si intende per "vita vera".

Il risultato è...

Il risultato è... che ho imparato a Vivere da sola.
A bastarmi.
A rendermi conto ad esempio che mio marito non è una necessità, ma una scelta quotidiana e consapevole.
A non arrendermi.
A mostrare e a guardare in me i lati positivi e quelli negativi, cose belle ed errori madornali, senza vergogna, ma con occhio critico molto onesto.
A non perdere tempo in cose che non portano a nulla se non frustrazione e rabbia.
A rendere unico ogni momento.
A essere grata. Sempre.
A mettere in evidenza tutto ciò che accade di bello, ma anche ciò che di bello si ricava da una situazione difficile.
A condividere positività ed emozioni.
A sorridere come una pirletta adolescente davanti allo smartphone.
A dar fondo a tutte le mie risorse per fare cose concrete, necessarie e utili per davvero.
A riempire i minuti liberi nelle mie giornate per dedicare tempo e connessione alle persone care, ma lontane.
A dare valore alle parole.
A scoprire nuove persone, a sceglierle, a circondarmi esclusivamente di positività.
A ritrovare persone che appartenevano alla mia infanzia, a riscoprirle Persone Incredibili.
A progettare e realizzare abbracci reali che racchiudono mesi e mesi di emozioni sospese.
A vivere il quotidiano in modo più equilibrato, distinguendo ciò che è davvero utile da ciò che è solo apparenza. Perché esserci è differente dal toccare con mano. Esserci è una questione di Emozione e di Cuore.


Quindi... in questi (molti) anni ho imparato molto, per lo più a mie spese.
Ma, onestamente, non tornerei indietro per nulla al mondo.

Grazie Amiche Mie!

martedì 7 marzo 2017

riparto dall'organizzazione di base: ecco come ho modificato il mio metodo! (agenda e non solo)

Ho cambiato metodo di organizzazione.
Ho lasciato sedimentare dentro la mia testa tutto ciò che ho imparato leggendo qualsiasi cosa a proposito di organizzazione e pianificazione.
Ho lasciato che mi guidasse l'istinto.
Ho appoggiato l'agenda che marito mi aveva regalato e ho preso in mano una economicisssssima agenda Lidl.
Lì dentro ci sono io con tutto ciò che mi serve e nulla più.
E rendo come mai ho reso in vita mia.


Così scrivevo.
Così è semplicemente successo.

Io che adoro agende e cartoleria.
Io che amo colori e ammennicoli vari.
Io che sognavo un'agenda Filofax e che l'agenda l'ho poi ricevuta inaspettatamente in regalo (papolo è il mio primo e indiscutibile supporter).
Io che tempo addietro mi sono creata da me un'agenda partendo da feltro, anelli e fogli quadrettati. E che mi ero anche creata i refill perfetti per le mie esigenze
Io che scrivo. Scrivo tutto. Tutto tuttissimo proprio.
Io che il Tetris l'ho praticamente inventato...

Ho mollato tutto e sono ripartita.

Da un'agenda qualsiasi.
Anzi, no.
Non qualsiasi.
Un'agenda basicissima, supereconomica e neutra.
Il massimo lo avrei ottenuto se avessi utilizzato l'agenda gratuita della banca, ma quella che ho ricevuto è settimanale e non mi sarebbe bastata.
Ho acquistato tempo prima una giornaliera alla Lidl Per soli 3-4 eurini.
Così, della serie "non si sa mai".

Ho pescato proprio quella.

Ho iniziato ad annotare, nei giorni e agli orari stabiliti, i vari appuntamenti e orari di lavoro.

Ogni giorno abbozzo una lista dei to do, le cose che so di dover fare (allenamento, doccia e poi le varie pulizie, telefonate, impegni dei figli, scadenze... tutto tutto tuttissimo).

Aggiungo poi man mano altre cose, anche piccole, che mi vengono in mente. E se mi rendo conto che le ore a mia disposizione sono poche rispetto alle voci annotate, cancello qualcosa e riporto la nota nei giorni seguenti.
Avere ogni singola faccenda/impegno annotato permette di non perdersi tra un'azione e l'altra: si vede subito come proseguire senza perdersi in altro.

Aggiungo in seguito le cose che faccio senza averle programmate (una lavatrice extra, un giro di polvere nelle camere, un dolcetto al volo... cose improvvisate che "beh, visto che ci sono, faccio anche questo!").
Sembrerebbe un controsenso, ma per me vale il concetto che, visto che sto lavando la cucina, posso anche infornare la cena o metter su un minestrone, ad esempio. Oppure, visto che ho vuotato la lavatrice, posso dare una rapida spazzata se mi sembra necessario, pur non avendolo programmato. Mi lascio guidare dagli occhi!

Ho messo da parte le penne.
Tutte le mie pennine colorate che amo.
Uso le matite.
Quelle grigie banalissime ma indispensabili, perché così posso cancellare senza fare pasticci e la pagina resta sempre ordinata e non creo confusione.

Man mano che passano le ore, crocetto le cose fatte.
A fine giornata (o al termine del tempo a mia disposizione) verifico la situazione e modifico eventuali voci non crocettate riportandole al giorno seguente.

La sensazione di soddisfazione è sempre alta, perché pian piano si prendono le misure sui tempi e sulle proprie capacità.
E sulla carta ritrovo sempre di più me stessa.

Ad esempio, sabato scorso avevo una lista parecchio fitta, visto che arrivavo da una settimana di intenso lavoro e avevo alcune faccende da recuperare.
Ebbene... sono riuscita a ricavarmi un pisolino pomeridiano, non programmato.
Sono riuscita a fare tutto quello che avevo progettato e anche il pisolo e una passeggiata con il mio fido ottenne per alcune commissioni fuori casa.
Non ho rinunciato a nulla, non mi sono stravolta, non ho sentito la mancanza di tempo libero (la sera sono riuscita anche a leggere un po' e a stendermi lo smalto sulle unghie).


Ritengo che ora questo sia il metodo giusto per me, dopo un sacco di tentativi.

Parto da alcuni punti cruciali che ho individuato.
> Innanzitutto, è indispensabile capire quali sono le proprie priorità e dare loro il giusto peso.
> E' altrettanto importante valutare le proprie risorse in termini di tempo ed energie (se sei stanco e passi il tempo a girovagare per casa o sul cellulare, anzichè riposare... stai solo perdendo tempo!).
> Avere tutto tuttissimo scritto, ti da modo di vedere tutte insieme le cose da fare, senza perderti in sciocchezze o in giri inconcludenti.
> Ci sono molte cose che si possono combinare tra loro, ad esempio le lavatrici (si impostano e si vuotano in tempi diversi), o cucinare alcuni piatti (come le minestre, o i cibi che vanno in forno...),
> Ci vuole ordine e semplicità attorno, per potersi muovere facilmente tra pulizie e altre attività. Io ho capito che il decluttering è soprattutto ordine mentale: ci verrà automatico eliminare cose che continuiamo a spostare da un posto all'altro senza utilizzarle mai veramente.


Nell'ottica dell'ordine necessario per potersi muovere in maniera efficace, ho pian piano rivisto la disposizione nelle camere dei figli: devono essere facilmente vivibili da loro e non da noi genitori! Via dunque alla rivisitazione dei mobili affinché siano facilmente fruibili da mani veloci e distratte.
Stand con le grucce per i vestiti già utilizzati hanno preso il posto di sedie ricoperte da monti di maglie, pantaloni e calzini. Ciò che puzza; via in lavanderia. (chi ha figli adolescenti, capirà esattamente di cosa parlo...)
Scrivanie con ripiani in abbondanza.
Scatole di varie misure, ma anche scatole da scarpe personalizzate con colori e disegnini.
Un bel cestino per la carta e uno per l'indifferenziato a portata di mano.
E la strada all'autogestione è ben spianata.


Nella gestione complessiva, non lascio più nulla passare in secondo piano, non rimando: metto subito a posto ogni cosa che vedo raminga, cambio subito i rotoli della carta igienica (sarà banale, ma rimandare "al prossimo giro" fa solo sì che "al prossimo giro" trovi la carta terminata...), piego quanto prima i panni asciutti, sistemo al volo la cucina, mentre tolgo le scarpe sistemo il ciarpame che figli e marito immancabilmente abbandonano in giro... 
Insomma, mi facilito le cose.
Un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto a volte può sembrare utopia, ma facendo una piccola cosa alla volta si riesce a fare davvero molto.
Per quanto banali siano questi esempi, proviamo a pensare quante volte appoggiamo lì questa cosa, che poi la metteremo al suo posto... eh?!

Un punto di partenza fondamentale è sempre uno solo: 
quanto amiamo quello che vediamo quando ci guardiamo attorno in casa nostra? 
C'è qualcosa che vorremmo diverso? 
Cambiamolo! 
Subito!!


Questo è un primo abbozzo della mia attuale gestione della casa e della famiglia.
Ho notato che muovermi subito, anche quando sono stanca, mi permette di evitare poi i tour de force che mi rendono molto nervosa e ovviamente mi portano a prendermela con i miei familiari (che obbiettivamente, sono la sorgente principale del caos di questa casa).
Meglio piccole sessioni che giornate intere!!


domenica 5 marzo 2017

E' scattato quel qualcosa...

Anche questa domenica sta volgendo al termine.
E sono felice.

Sono passati molti giorni dall'ultima volta che mi sono seduta qui davanti al piccì.
Talmente tanti che non so più da che parte cominciare.
Sono perfino imbarazzata.

E' che la Vita è stata strepitosamente piena.
Onestamente non ho avuto tempo per nulla di extra. 
Extra noi, ovviamente.


Tra i meme che girano in rete ce n'è uno che, con innata simpatia, recita più o meno 
"Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai lo stesso numero di ore al giorno che sono state date a Michelangelo, Madre Teresa, Leonardo Da Vinci e Albert Einstein."
oppure l'altra 
"Quelli che dicono 'Non mi sono fatto sentire perché non ho mai avuto tempo' me li immagino che fanno turni di 72 ore in una acciaieria slovacca". 

Quelli che insomma... "E' questione di priorità".

E' evidente che non sanno di che parlano.

E comunque, non parlano di me...

...io avevo da Vivere!


La cura all'occhio sta dando i risultati sperati, il mio è un occhio ccccciofane (beato lui!) e presumibilmente basterà solo un'altra iniezione (bleah) per terminare la procedura e sistemare la cosa.


Abbiamo una enormisssssssima novità in casa, o meglio fuori casa. Parcheggiato lì fuori c'è un camper.
Non ho mai nemmeno osato pensare che ne avremmo potuto avere uno.
Un sogno!
Vecchietto (ha 25 anni, lui... e ne vivrà molti altri insieme alla nostra famiglia), ben tenuto, quasi pronto per nuove ed emozionanti avventure.
Lo amiamo già.



Ho amiche super.
Sono Amiche speciali, per me.
O solo Amiche, ecco.
Forse il fatto di non avere amici da parecchi anni mi sta facendo apprezzare queste persone nel modo giusto.
Sono dei Doni.
Sono una seconda Famiglia.



I miei allenamenti, ovviamente, proseguono.
Ho cambiato varie volte il genere, ho provato su di me ciò che pensavo avrei potuto amare di più, ciò che poteva essere per me una sfida (confondendo a volte la soddisfazione dell'aver vinto una sfida con la passione vera e propria), ciò che pensavo avrebbe dato su di me il risultato migliore.
E alla fine sono ritornata a un tipo di allenamento diverso. 
Sono tornata sui miei passi.
Ho scelto quello che dava alla mia mente ciò di cui aveva bisogno: sfogare tensioni, rigenerarsi, staccare dal mondo.
E sto benissimo.
E non spendo un centesimo.



Ho cambiato metodo di organizzazione.
Ho lasciato sedimentare dentro la mia testa tutto ciò che ho imparato leggendo qualsiasi cosa a proposito di organizzazione e pianificazione.
Ho lasciato che mi guidasse l'istinto.
Ho appoggiato l'agenda che marito mi aveva regalato e ho preso in mano una economicisssssima agenda Lidl.
Lì dentro ci sono io con tutto ciò che mi serve e nulla più.
E rendo come mai ho reso in vita mia.



Ho cambiato più volte atteggiamento nei confronti delle persone.
Ho abbandonato le aspettative.
Ho lasciato che il vuoto mi si creasse attorno.
Ora mi guida solo il cuore.
E ogni minimo gesto degli altri è un Regalo prezioso e inatteso.
E qualsivoglia discussione non lascia strascichi negativi.



Ora sto Vivendo appieno.
Sto facendo solo ciò che sento necessario, che influisce positivamente su di me, su di noi.
Sto prendendo le distanze da ciò che è solo compromesso e nulla più.
Sto gioendo di semplici sorrisi e di panini profumati, di cambi di lenzuola e di minestre calde.
Sto apprezzando ogni singolo minuto a mia disposizione.
Sto vivendo le scelte con maggiore consapevolezza, ma contemporaneamente con leggerezza.
Ho finalmente portato a termine la lettura di un libro iniziato un mese e mezzo fa.
Ho iniziato ad alleggerire lo spirito.
A sorridere sempre.
A prendere l'iniziativa.
A regalarci momenti unici.
A non aspettarmi nulla.


Alle volte per cambiare qualcosa, basta iniziare.

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